Il nuovo album di David Guetta, Listen

L’ho ascoltato e, come per la maggior parte degli album che ho ascoltato, ci sono brani che mi piacciono e altri meno.

David Guetta

David Guetta

Qui traduco parte di un’intervista pubblicata su Billboard USA.

Mentre beve acqua nell’aurora del Tomorrowworld, David Guetta appare senza ombra di dubbio sfinito.

La stanchezza di David Guetta è certamente comprensibile: il maestro nell’arte del crossover tra generi musicali ha passato il suo anno più impegnativo, finendo il sesto album mentre girava il mondo per il suo tour e gestiva il divorzio con la sua ex moglie Cathy Guetta.

Il dj quarantasettenne ha pubblicato Listen su etichetta Parlophone France, dopo tre anni dall’ultimo album.

“Sono accaduti molti cambiamenti personali negli ultimi tempi che hanno chiaramente influenzato gli argomenti dell’album – ammette Guitta – Non sono un songwriter, ma, mentre lavoravo alle tracce dell’album, ero influenzato da quello che accadeva nella mia vita; è naturale”.

“Sono sempre una persona positiva, intendiamoci – continua – Amo ancora divertirmi e sono felice. Ma ho passato momenti difficili ultimamente e credo che questo sia percepibile nei brani”.

“È una sfida adrenalina quella di reinventarmi ogni volta; c’è molta pressione e tensione – ammette – Un nuovo album dovrebbe dire qualcosa che ancora non è stato detto fino ad allora.

Penso che ogni volta che ho rischiato qualcosa ho avuto successo: quando pensai di combinare Urban e House Music era contro ogni regola”.

In Listen, Guetta dice di aver scelto un approccio più tradizionale, iniziando la produzione dai testi e dalle tracce di voce, piano e chitarra, per poi aggiungere solo successivamente gli elementi dance.

Si è anche allontanato dal suono potente e duro delle produzioni EDM che vanno attualmente per la maggiore, tornando alle sue radici più melodiche, con una presenza forte di archi e linee di pianoforte che ricordano più i suoi successi pop degli anni passati che i suoi attuali dj sets.

“Mi manca l’elemento più emozionale – riprende il dj – molta EDM degli ultimi tempi si basa su trucchetti in fase di produzione che poi fanno in modo che una traccia suoni in maniera impressionante. Credo che non sia abbastanza. Le tracce di Listen – spiega – potrebbero essere suonate da un’orchestra classica, una rock band o una formazione funk, e suonerebbero bene lo stesso. Non è come se “Oh, cavolo, o uso questa cassa distorta o questa traccia non vale niente!”

Sia, Nicki Minaj, Emeli Sandé, Sam Martin sono alcuni dei cantanti presenti nell’album.
E, sebbene con il duo olandese Showtek David Guetta abbia composto tre brani dall’inequivocabile sapore big room, l’album segna uno scostamento da quelle sonorità.

“Amo ancora produrre e suonare queste tracce, ma attualmente voglio fare musica differente – dice il dj – Non sto dicendo che si stia chiudendo una fase o che altri non possano fare quella musica; parlo solo per me e per cosa posso fare io come artista”.

Guetta spende poi qualche parola anche per i suoi detrattori sparsi per il mondo: “Non credo che qualcuno abbia idea del mio percorso da DJ.
Ho sentito tanta gente dire che suono set pre-registrati, ma è del tutto ridicolo: faccio il DJ
da prima che ci fosse la musica House; faccio il DJ da quando avevo 17 anni, cioè  da 30 anni.
Potrei mixare ad occhi chiusi”.

“Oggi un sacco di ragazzini sbucano fuori dal nulla: fai una hit nella tua cameretta e subito dopo sei lì a suonare davanti a 10.000 persone. Per me va bene – precisa Guetta – rispetto la parte in studio tanto quanto la performance.

Sto dicendo soltanto che non credo che gli altri abbiano ben chiara la mia storia, in fatto di DJing: facevo dj set di 8 ore per 6 giorni a settimana; credo di essere abbastanza autentico quando si tratta di mixare”.

 

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