Marc Cerrone: Disco Music ieri ed oggi

Mi sono imbattuto in questa intervista a Marc Cerrone, pioniere della musica Disco negli anni ‘ ’70, pubblicata su Crack Magazine. Buona lettura!

Cerrone

Gli articoli sulla disco music oggi tendono ad essere scritti da una generazione che non era neanche nata quando quella musica veniva creata e suonata.

Molti ammettono il desiderio di “voler esserci stati”, di aver voluto vivere il glamour, l’edonismo e lo spirito di emancipazione del Loft, del Paradise Garage e di altri luoghi simbolo di quel periodo.

Forse questi articoli sono parte di quella “retromania” della nostra società descritta da Simon Reynods; forse il neoliberismo ha atrofizzato la nostra creatività, come sostiene Mark Fisher, tanto da farci immaginare una nuova musica dance che dovrebbe assolvere oggi la funzione che la disco music aveva negli anni ’70.

Qualunque sia la ragione, la disco continua ad esserci. Molti di noi si affidano ancora alla disco per passare ore piacevoli.

La musica disco era legata al divertimento tanto quanto lo era a tutto il resto, e Marc Cerrone lo sa meglio di chiunque altro.

Creatore di alcune megahits negli anni ’70 (Supernature, Love in C Minor, Paradise, tra le altre), Cerrone trasfuse un erotismo ludico e tipicamente gallico nella sua musica.

Da allora sono passati diversi album ed anche una partecipazione all’X Factor francese, in qualità di giudice.

Marc Cerrone è tornato ora per la promozione di un Greatest Hits  – pubblicato su Because Music  – e ci dà il suo parere sulla musica disco, sul perché non è morta dopo i giorni del “Disco Sucks”, sul campionamento e sull’influenza che ha avuto per le ultime generazioni.

Con un entusiasmo incontenibile Cerone ci fa sapere che la vera disco è l’espressione sonica, autentica di divertimento, sesso e glamour.

E in tempi deprimenti, abbiamo bisogno di espressioni del genere.

 

Molti dicono che stiamo vivendo una rinascita della disco music negli ultimi anni: Nile Rodgers è tornato in vetta alle classifiche e tu sei tornato con un Greatest  Hits. Perché la Disco e perché ora?

MC:  La disco c’è sempre stata; non importa quali nomi le siano stati aggiunti per sottolineare certe sfumature – techno, electro, house, garage – per me la disco è viva e vegeta.

Oggi è commerciale, grazie ai Daft Punk, a Bruno Mars e a tutti gli altri. Quindi, se dopo 40 anni i giornalisti sono ancora interessati alla prima generazione di musicisti, beh, questo è il dono più bello che potevo avere dalla vita.

Questo tipo di rinascita c’è stato periodicamente ogni 8-10 anni.10-15 anni fa c’è stato il campionamento: io sono stato campionato diverse volte ed ho avuto grande risonanza sul palcoscenico della musica dance. Stessa cosa com i remix; attualmente mi viene chiesto di creare nuovamente musica e recentemente ho fatto una cover di Supernature con Beth Ditto and The Shoes; La musica non si ferma!

Quindi sei abbastanza sereno riguardo al campionamento dei tuoi brani: cosa pensi della versione di Kon di Hooked?

MC: Non voglio parlare di singoli brani, ma in generale; non me li ricordo tutti, ce ne sono stati talmente tanti!

Quello che percepisco è che tutti quelli che usano la mia musica sono trendy; questo può rompere le barriere tra generazioni perché quando un ragazzino campiona la mia musica creando una nuova traccia, la porta ad un nuovo pubblico e questo è positivo.

Se è un dj che campiona la mia musica per un piccolo club, non reagisco; ma se si tratta di Paul McCartney, Lionel Ritchie, Pink o i Daft Punk, allora sì. In questi casi suggerisco di fare 50/50. Se sono riuscito ad ispirarli, anche con il modo in cui ho suonato, allora + il caso di fare 50/50, e non ho mai ricevuto lamentele su questo punto.

Tutti dicono “ma certo, ovvio”.

supernature cover

supernature cover

Parliamo delle copertine degli album: in quella di Paradise, c’è una modella nuda su un frigorifero..

MC: Era un periodo divertente: il sesso lo trovavi dappertutto. Faceva parte di quel periodo: sesso, droghe…

Quindi ti sei accodato all’immagine del tipico musicista Disco?

MC: Cos’altro avrei dovuto fare? Quando sei un musicista, hai 20 anni e sei nel pieno del tuo successo…oggi è diverso, ma allora, e specialmente per i musicisti disco, agli occhi del mainstream sei diverso; ogni sera allo Studio 54 – non dico che ti vedevano come uno fuori di testa, ma eri considerato diverso dalla maggioranza.

Io però non cercavo di fare disco music: non è che avessi progettato di fare qualcosa di preciso.

Nel 1976 feci Love in C Minor e pensai: “Se non funziona smetto di fare musica”.

Quell’LP era diverso da ogni altra cosa in circolazione: non era commerciale perché durava 16 minuti e la batteria e le percussioni sovrastavano gli altri strumenti. Per me aveva senso, visto che ero un batterista, ma per l’industria musicale era assolutamente illogico.

Successe circa due anni e mezzo prima che la disco esplodesse: in quegli anni registrati Love in C Minor, Supernature e Paradise.

Poi arrivarono i Bee Gees con Saturday Night Fever e i media furono invasi da questa parola, disco. Dicevano: “Due persone facevano già  disco: Giorgio Moroder e Cerrone”.

È la disco che è venuta da noi, noi il contrario.

Sei ancora in contatto con Giorgio Moroder [del quale è stato annunciato il nuovo album in uscita nel 2015)?

MC: Vuoi sapere una cosa? Non l’ho mai incontrato. Non ho mai parlato con lui negli shows, nei backstages; forse perché quando io avevo successo avevo 20 anni e lui ne aveva già 34. Non voglio dire che lui fosse vecchio, ma a 20 anni è difficile che fai amicizia con uno di 34.

Cosa pensi della rivolta Disco Sucks?

MC: Alcuni personaggi dei media si lamentavano e dicevano che la Disco faceva schifo; avevano ragione. La disco degli ultimi anni ’70 era Born to be alive e roba simile. le major discografiche creavano star dal nulla e le vendevano come disco music.

Ma quella non era la vera disco; la vera disco music è un’atmosfera, non è una canzone pop. E non conta che alcuni brani disco siano diventati hits. I DJ sapranno sempre dirti quale è la vera disco e quale no. È qualcosa che loro sanno inconsapevolmente; alcuni campionano i più piccoli frammenti vocali perché è tutto ciò che occorre loro per avere l’atmosfera della disco music.

È per questo che costantemente ti esibisci dal vivo di fronte a migliaia di persone?

MC: Suonare dal vivo è il punto centrale dell’intero business. Quando ho iniziato, era tutto ciò che volevo fare. Sono stato fortunato ed ho avuto la possibilità di farlo per 40 anni! La cosa buffa è che io sono un batterista e dopo due ore sono a pezzi! Batteria e percussioni richiedono sforzo fisico.

Un paio di anni fa l’etichetta mi disse che avrei dovuto suonare e poi fare il DJ ma a me sembrava una pazzia, poi chiesi ad alcuni miei amici DJs  e mi spinsero a provarci.

Ora sono sul palco il doppio del tempo – non ho smesso di suonare dal vivo, ma mi esibisco anche come DJ. Certo, l’età si fa sentire, ma non è certo una ragione per fermarmi. Fare il DJ mi ha aperto le porte dei mega festivals  e l’estate scorsa ho suonato di fronte a 60.000 persone: era come tornare ventenne!

Da qualche parte ho letto che hai progenitori italiani. C’è qualcosa negli Italiani per cui sono così bravi nella musica disco? E invece i Francesi?

MC: Non so che dirti! Hanno qualcosa dentro che  li rende particolarmente bravi con i sintetizzatori? Non credo che faccia molta differenza la famiglia da cui provieni, o la religione, il Paese o altro; quello che importa è la passione per la musica.

Per quanto riguarda la Francia, credo che oggi French Touch abbia uno preciso significato.

Quando recentemente ero in tour negli USA molti giornalisti mi chiedevano: “Dove sono tutti gli altri musicisti francesi? Registri con musicisti inglesi o statunitensi, registri a Londra e la tua cantante è statunitense. Che c’è di francese in tutto ciò?”. Ed io rispondevo loro: “il French Touch”.

Dal 1995, i Daft Punk ed altri hanno contribuito a creare il French Touch – montagne di filtri, campioni disco e così via. Oggi ci sono Justice, Brakbot, The Shoes. Hanno qualcosa di unico, differente se paragonati agli artisti inglesi o statunitensi.

cerrone

cerrone

Per concludere, raccontami dell’esperienza come giudice di X Factor.

MC: È stato divertente. Non sono mai stato tanto esposto all’attenzione mediatica e questo è stato nuovo per me.

Quando vennero i produttori inglesi a parlarmi, rendevo che volessero che scrivessi per loro qualche brano; “No, no – dissero – dovrai fare il giudice”. ovviamente ho detto si!

Testo originale di Robert Bates

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