Gary Richards, intervista sulla musica elettronica

La musica EDM riesce a radunare migliaia di persone grazie anche alle organizzazioni che curano e gestiscono i mega eventi come Tomorrowland e compagnia bella.

Gary Richards è il fondatore di una di queste attività, la Hard Events, e su Billboard lo hanno intervistato e gli hanno fatto qualche domanda interessante sulla musica che verrà e su quella attuale.

gary richards

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Eccone una traduzione:

Gary Richards e il suo amico rivale Pasquale Rotella sono stati a lungo alla cima dell’odierna industria EDM.

Ma, mentre la Insomniac Events di Rotella è specializzata in raduni stravaganti e sfarzosi, come il colossale Electric Daisy Carnival, la creatura di Gary Richards, Hard Events, mette da parte tutto il superfluo e si concentra sulla musica, mettendo in primo piano DJ innovativi. “I megaraduni rave, quelli li abbiamo già fatti – spiega Richards a Billboard – le persone che vengono ai miei eventi vogliono conoscere la musica che verrà”.

Richards è conosciuto per i suoi festival precursori di nuove tendenze, come Hard Summer, Hard Day of the Dead, la nave da crociera Holy Ship, tutti organizzati da Hard Events, che è stata acquistata nel 2012 da LIve Nation.

Gli eventi targati Hard Events, che solitamente accorpano musica dance con performance hip hop, hanno aiutato a far emergere artisti come Skrillex, Diplo e Justice.

Il figlio di Barry Richards, un dj radiofonico molto conosciuto negli USA, è anche un DJ tecnicamente preparato e ha da poco finito di promuovere negli USA il suo album, West Coast EP.

Sempre lui era alla guida dell’Electric Daisy Carnival nel 1991, prima di cederlo a Rotella per firmare con l’etichetta Def American (oggi, tra l’altro, l’Electric Daisy Carnival è il più grande festival EDM in Nord America).

Dopo aver lavorato come A&R per RCA e East West Records negli anni ’90, Richards ha fondato e guidato con non troppo successo due labels, 1500 e Nitrus Records.

Si ritirò all’inizio degli anni 2000 dalla scena musicale elettronica quando suo fratello, Steven, che aveva gestito band meta come gli Slipknot e Mudvayne, fu colpito dal un cancro; Richards lavorò con lui fino alla sua morte nel 2004.

Il capodanno del 2006 è stato un momento decisivo: Richards decide di provarci l’ultima volta con la musica dance e organizzò il primo Hard party, in cui si esibirono A-Trak, 2 Live Crew e Steve Aoki.

Richards stima che perse circa 150.000 dollari, “ma – dice – sapevo di avere qualcosa di fottutamente speciale tra le mani”.

Come è cambiata la tua visione della musica dance col passare degli anni?

Mi sentivo geloso della musica elettronica perché si trattava di una scena underground che era solo nostra. All’inizio, potevi ascoltare questa musica soltanto a Los Angeles e alle tre del mattino in qualche locale abbandonato che magari avevamo aperto illegalmente e magari si presentavano Robert Downey Jr. o Madonna.

Poi un giorno mi ricordo che sentii i Crystal Method in una pubblicità e pensai “Ma fottetevi!”. Ma adesso penso che sia un discorso egoista.

Ho fondato Hard Events cosicché ognuno potesse ascoltare musica davvero intrippante. Adesso la cosa si è talmente ingigantita che, quando sono a scuola con i miei figli, ci sono ragazzini di 8 anni che mi vedono come un eroe perché conosco Skrillex e Martin Garrix.

In che modo il tuo essere artista ti influenza nel lavoro da manager?

Mi dà la visione di come gestire le attività di ogni giorno. È dura da entrambi i punti di vista: la musica elettronica del 2015 è come come la ruota di un criceto su cui salgono tutti: non so chi vincerà ma tutti corrono.

Cosa hai imparato lavorando con il manager esecutivo di Live Nation, James Barton?

Più di chiunque altro, James mi ha insegnato a gestire meglio l’attività aziendale: senza una struttura interna, le cose diventano caotiche.

Quando vado da lui con un’idea per uno show, la primissima cosa che mi chiede è: “Qual’è il budget?”.

Di solito facevo eventi senza avere minimamente idea di quale fosse il budget: “Ehi, viene Diplo e organizziamo un evento in spiaggia!”.

Come avvicini i tuoi figli alla musica?

Li accompagno la mattina a scuola e, ad essere sinceri, ascoltano parecchia musica techno.

A volte voglio ascoltare un mix a cui ho lavorato la notte con orecchie riposate ed è interessante sapere anche quello che ne pensano loro. Ma ascoltano anche Beatles e Led Zeppelin.

A volte li metto alla prova e, se riescono a dirmi chi è il chitarrista di una canzone, gli dò 5 dollari. Questo li tiene concentrati sull’ascolto.

C’è stato un concerto o una canzone che ti ha spinto ad entrare nel business?

I Kiss nel Dynasty Tour quando ero bambino a Washington, D.C. Ricordo di essere stato sconvolto dai loro costumi e dalla loro presenza scenica.

Il lavoro da manager ha reso qualche volta difficile l’apprezzamento della musica?

Grazie a Dio, no. Anche se sono esausto e fare il DJ è l’ultima cosa a cui penso, appena salgo lì sopra sono carico. E non mi stufo mai della musica – penso di aver la soglia di ascolto più alta di tutti per la musica techno. Anzi, è vero il contrario: è la musica che mi fa andare avanti nel lavoro.

Sembri un capo fico. Come definiresti il tuo stile da manager?

Sono un boss fico ma non sempre aiuta col lavoro di manager. E, ad essere sinceri, essere un manager migliore è stato uno dei miei grandi obiettivi da quando lavoro con Live Nation.

Quando lavoravo per conto mio, non avevo neanche uno stile, facevo quello che dovevo fare, urlavo e basta.

Come si evolverà la musica dance nel 2015?

Per prima cosa, credo che tutta questa m–da EDM Commerciale e Pop abbia fatto il suo corso e le persone ora vogliono qualcosa di più ricercato.

Secondo, credo che la musica elettronica abbia finalmente guadagnato il suo posto come un vero genere musicale accanto ad hip hop, rock, blues, e così via.Magari non sarà sempre al top, ma non scomparirà mai.

La nostra storia sono i Kraftwerk, i Chemical Borthers, Skrillex, Aphex Twin.Hanno tracciato la strada per i nuovi artisti, e hanno posto in alto lo standard con cui competere.

  

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