Jeff Mills, The Man from Tomorrow

The Man from Tomorrow Jeff Mills

The Man from Tomorrow Jeff Mills

Mi sono imbattuto solo ora in un’intervista a Jeff Mills pubblicata un anno fa su vice.com, in occasione della presentazione del film The man from tomorrow, diretto dalla regista francese Jacqueline Caux.

È già stata tradotta in italiano, quindi preferisco riportare qui solo alcune frasi dell’artista techno.

Il film verrà proiettato in Italia il 17 Maggio a Milano, all’interno della rassegna Intellighenzia Electronica presso lo Spazio ex Ansalto. 

Molti  della mia generazione erano musicisti  prima di essere DJ, e trasportavano quella mentalità creativa nei loro dj set. 
La musica dovrebbe trasmette qualcosa. Dovrebbe essere presa con più serietà, cosicché potresti esserne illuminato anche soltanto ascoltandola. 
Forse la stessa definizione di musica cambierà. Non sarà più soltanto note e accordi,  ma potrebbe diventare molto più di questo. La musica esiste per trasportare la tua mente in un luogo illuminato, e ci sono molti modi per raggiungere questo obiettivo.

Fonte: thumb.vice.com  

Ascoltare l’Ultra Music Festival da casa

 

Non potrete partecipare all’Ultra Music Festival? Restate comodi in poltrona perché ci pensa Twitch.

La piattaforma di streaming ha annunciato che coprirà tre giorni dell’Ultra Music Festival, confermando così l’interesse per la musica dance.

Già a gennaio Twitch aveva lanciato la Twitch Music Library, in collaborazione con varie label EDM, dando la possibilità di poter pubblicare tracce agli artisti che non vogliono distribuire la musica gratis.

Fonte: techrunch.com

Redfoo advertainment

Advertainment: la pubblicità è in crescita nella musica pop

Redfoo advertainment

Redfoo advertainment

Il product  placement è una tecnica di pubblicità che ha fatto parlare di sé soprattutto perché legata al mezzi audiovisivi; in realtà, anche nella musica pop sono sempre stati presenti riferimenti, con intenti più o meno positivi, a brand e marche di qualsiasi tipo – un esempio su tutti: le bollicine di Vasco.

Quello che è nuovo è che il trend del product placement nella musica pop è in crescita. È uno studio dell’Università di Denver negli USA a dimostrarlo: il professore associato Stormy Gloor ha preso in esame le classifiche Billboard dal 1960 al 2013 ed ha notato un aumento dell’advertainment, crasi coniata per descrivere il product placement nei testi di musica.

“Come professore di music business e ascoltatore – commenta Gloor – sapevo che questo fenomeno erra in atto. Ora, in quanto ricercatore, ho i dati che lo dimostrano. Nell’attuale music business – continua il professore – gli artisti e i loro collaboratori sanno di dover intraprendere approcci non convenzionali per stare sul mercato”.

Lo studio ha trovato che, nei primi 30 brani in classifica, ci sono stati 1544 riferimenti a prodotti commerciali; 20 delle 30 hit del 2006 contenevano ciascuna almeno un riferimento ad un personaggio, un luogo o un prodotto.

In testa a tutti ci sono i produttori di automobili, che sono risultati i brand più menzionati.

“Molti credevano – continua Gloor – che la musica fosse l’ultimo bastione contro la tirannia del marketing, ma anche questa illusione è svanita. Molti musicisti attuali – conclude il ricercatore – guadagnano molto meno dalla musica registrata e di conseguenza diventano oggetti per il marketing“.

Fonte: bizjournals.com

Making Music: strategie creative da Ableton

Making Music: A Book of Creative Strategies

Making Music: A Book of Creative Strategies

Ableton, l’azienda produttrice del software Live! per la produzione musicale, pubblica un libro di strategie per produttori di musica elettronica.

Il libro non è un manuale accresciuto di Ableton Live! – si legge sul sito – invece, come è implicito nel titolo, è un mezzo per aiutarti a fare musica, con suggerimenti per risolvere problemi musicali, progredire, e (la cosa più importante) finire ciò che hai cominciato, a prescindere dal software o hardware che utilizzi”.

Nella presentazione del libro, alcuni artisti sono stati invitati a lasciare i propri suggerimenti sulle strategie messe in atto per iniziare un nuovo brano / idea musicale.

Qui traduco le parole di King Britt.

“Sono sempre stato attratto dal modo in cui John Cage e Brian Eno usano le limitazioni e i parametri come modo per alimentare il processo creativo. Ora più di prima questo modo di pensare è importante a causa delle molte scelte che abbiamo di fronte.

Quindi, iniziando un nuovo progetto, inizio immaginando la tavolozza sonora di cui ho bisogno per rappresentare i suoni che voglio. A volte mi dico: uso soltanto due synth analogici per creare tutti i suoni, il che ti sprona ad essere user creativo e ti limita ai suoni di quel particolare synth, il quale a sua volta crea l’atmosfera generale del pezzo.

Una volta che ho capito quali suoni o plugins usare, mi affido al caso per creare campioni e loops.

Mi ricordo che, durante la produzione di Adventures in Lo-Fi, il processo quotidiano era prendere casualmente venti dischi dallo scaffale e vedere quanti beats potevo tirare fuori soltanto con questi venti dischi!

È stato talmente divertente che ancora oggi uso questo metodo: vengono fuori combinazioni che sono davvero strane!”.

Fonte: ableton.com  

Infinite Dial 2015: lo streaming cresce, Youtube si conferma leader

Infinite Dial 2015: lo streaming cresce, Youtube si conferma leader

Infinite Dial 2015

Infinite Dial è uno dei più importanti progetti di ricerca nel campo dello streaming audio.

L’edizione 2015, condotta da Edison Research e Triton Digital, rivela che il 53% della popolazione negli USA (dai 12 anni in su) ascolta musica e radio online almeno una volta al mese – 143 milioni di individui stimati, “Uno dei dati più significativi di questa ricerca”, commenta John Rosso, di Triton Digital.

La ricerca è stata condotta su un campione di 2002 individui nei mesi di Gennaio e Febbraio 2015, con interviste telefoniche su cellulare e telefono fisso.

L’ascolto settimanale continua il trend positivo, con il 44% del campione (119 milioni di individui stimati) che ascolta radio online almeno una volta alla settimana.

Sia nell’ascolto mensile che in quello settimanale, i più attivi sono i più giovani: chi ha tra i 14 e i 24 anni rappresenta il 77% dell’ascolto mensile e il 69% dell’ascolto settimanale.

Il tempo di ascolto si è ridotto, rispetto alla scorsa edizione della survey: 12 ore e 53 minuti è il tempo medio di ascolto, mentre l’anno precedente il valore ammontava a 13 ore e 19 minuti.

L’ascolto è soprattutto legato ai devices mobili: il 73% degli intervistati ascolta tramite smartphones, mentre l’ascolto tramite computer diminuisce dal 64% al 61%.

I punti chiave che Edison e Triton evidenziano sono:

. L’audio online è ormai un’attività consolidata e mainstream per la popolazione under 55.

. La radio AM/FM continua a dominare l’ascolto in automobile, ma sta perdendo la sua capacità di proporre nuova musica.

. Pandora resta il leader del settore, nonostante Spotify sia cresciuto, soprattutto nella fascia più giovani di ascoltatori.

. Youtube è utilizzato come canale di ascolto online tanto da eguagliare l’ascolto di tutti gli altri servizi messi insieme.

. La radio online in automobile cresce: più che raddoppiata negli ultimi due anni.

. Lo smartphone continua ad essere il mezzo prescelto per l’ascolto online e la maggior parte degli utenti non sono preoccupati dal traffico dati generato.

. Il podcasting cresce ed attira segmenti di mercato monetizzabili.

Ecco alcuni contenuti della ricerca:

. Brands (Marca): Pandora è il brand più conosciuto nel settore dell’audio online, seguito da Youtube.

Pandora, Spotify e iTunes Radio hanno tutti registrato una crescita d’ascolto nell’ultimo anno: Youtube è utilizzato dal 90% dei giovani 14-24, mentre in totale è usato nel 63% per ascoltare musica online.

Discovery (Scoperta di nuova musica): i metodi per l’ascolto di nuova musica vedono  la famiglia e gli amici come prima fonte per il 70% degli intervistati, seguiti dalla radio AM/FM (69%) e da Youtube (61%).

Podcasting: il segmento del podcasting raccoglie il 33% dell’ascolto. L’ascolto dei podcast è costante: in media, chi usa i podcast, ascolta sei puntate a settimana.

Fonte: rainnews

Ciò che perdiamo quando un file viene compresso in mp3

Sappiamo che un file compresso in mp3, o in un altro formato di compressione con perdita di dati, cancella qualcosa, sebbene la maggior parte di noi ritenga accettabile questa perdita a confronto dei vantaggi che derivano dall’uso di file audio compressi (occupano meno megabyte e quindi si copiano/scambiano più velocemente).

Ma se vi siete mai chiesti quali suoni perdiamo nella compressione, ascoltate – e guardate – questo video di Ryan Maguire, studente della University of Virginia – Center for Computer Music.

Maguire lo ha battezzato “The Ghost in the MP3”, e la fonte, come spiega lui stesso sul suo sito, “è composta dal materiale audio perso durante la compressione  in mp3 del brano Tom’s Diner, utilizzata, come noto, nei test di controllo audio per sviluppare l’algoritmo dell’mp3. Qui c’è la struttura del brano intatta, ma i dettagli sono gli avanzi del brano originale”.

Fonte: diffuser.fm, askaudiomagtheghostinthemp3.com

Quanto è roseo veramente il futuro dell’industria musicale?

the money programme - monty python flying circus

the money programme – monty python flying circus

Questa volta vi propongo un articolo sul futuro della musica in streaming;

l’articolo è forse un po’ troppo ottimista, ma visto che a scriverlo è stato il fondatore di un servizio di streaming e veterano della musica online – Thomas McAlevey – era anche prevedibile.
In ogni caso, alcune riflessioni interessanti ci sono e quindi buona lettura!

PS: la citazione finale è tratta dal testo di “The future’s so Bright” di Timbuk 3.


Quanto è davvero roseo il futuro dell’industria musicale?

Una nuova generazione ha pronunciato il suo verdetto e l’accesso (lo streaming di musica dai non-luoghi del cloud) vincerà sul possesso materiale (cioè la collezione di un numero finito di CD e files), proprio come le radio personalizzate (lo streaming di webradio e servizi on-demand interattivi) sta sostituendo la radio in FM e AM. Tutto ciò non è più neanche dibattuto dai più informati, ma accettato come una questione di tempo.
Ma allora per quanto ancora dovremo leggere che servizi leader nel settore, come Pandora e Spotify, sono ancora in perdita nonostante decine di milioni di utenti e centinaia di milioni di dollari investiti?
Giornalisti da tutto il mondo traggono la conclusione che è impossibile monetizzare lo streaming legale, ma la realtà è che Pandora e Spotify danno consapevolmente la priorità alla crescita della propria quota di mercato, piuttosto che al ritorno economico immediato.
Non sto facendo ipotesi; conosco i numeri dello streaming – ed ho negoziato direttamente con tutte le più grandi Majors e sono informato sui numeri magici che i redattori possono soltanto indovinare.

Primo dato
Pandora potrebbe essere monetizzabile già domani, se aumentasse la frequenza delle pubblicità, anche solo di un ammontare così piccolo da restare comunque meno segmentata di un normale clock di una radio FM. ma Pandora sa che aumentare le ads ridurrebbe l’utilizzo da parte degli utenti, visto che chi naviga tollera molto meno le interruzioni di quanto non facessero i baby-boomers cresciuti con le radio FM.

Secondo dato
Se Spotify decidesse oggi di fermare l’espansione su nuovi mercati, raggiungerebbe il break-even anche domani. E se la società decidesse di chiudere il servizio free (costruito per aumentare la base di utenti), sarebbe immediatamente redditizia in tutti i mercati in cui è presente.

Pandora e Spotify hanno già i numeri necessari per essere remunerativi, ma in entrambi i casi la paura di una frenata nella crescita di nuovi utenti sorpassa il loro bisogno attuale di liquidità.

E allora, adesso che sapete la verità sul mito più grande dell’attuale industria musicale, quali sono gli assi nella manica per la musica di questo secolo?

I servizi di basati su playlist come Spotify non sorpasseranno mai le personal radio come Pandora, per i semplice motivo che la quasi nessuno è interessato a cercare ogni singolo brano manualmente.

Ma lo streaming on-demand continuerà a sostituire i 5 miliardi di dollari incassati dalle vendite online e fisiche attraverso abbonamenti a servizi del tipo “prendi tutto”.

La musica on-demand non sarà monetizzabile con piattaforme basate da pubblicità e gli abbonamenti continueranno a costare circa 10 dollari al mese. Apple introdurrà iBeats e lo renderà disponibile presto su tutte le piattaforme, sostituendo completamente e a lungo termine i download.
Pandora è sopravvissuta a iTunes Radio perché creare un buon flusso musicale personalizzato non è semplice. Ma Spotify non sarà così fortunato: un servizio on-demand è semplicemente un motore di ricerca associato ad una libreria musicale e Apple può farlo così come chiunque altro.
Come diverse centinaia di milioni di carte di credito già in archivio, Apple offrirà un mese gratis e dal secondo mese Spotify perderà la sua base di utenti.

Anche Pandora subirò questa tempesta, ma la grande sfida arriverà da una nuova generazione di servizi radio che si innoveranno più facilmente.
il Progetto Genome Music di Pandora è difficile da modificare ed è il cuore della loro attuale leadership.
I nuovi servizi radio offriranno notizie, talk, sport insieme alla musica e raggiungeranno la redditività senza dover raggiungere i carichi di pubblicità delle radio FM.

I musicisti gioiranno quando capiranno che le radio in streaming condivideranno con loro gli enormi introiti pubblicitari che le radio in AM/FM non hanno mai fatto negli USA.
Così i ben remunerati artisti si daranno da fare per creare nuove canzoni per questi innovativi servizi di streaming che le distribuiranno ad un pubblico felice di supportare senza esiti una rinata industria musicale, spendente e redditizia come non mai.
E i cieli si apriranno, il sole spenderà ancora, ci sarà musica dappertutto e…beh, il futuro è talmente luminoso che mi tocca mettere gli occhiali da sole!

The future’s so bright: