Ascoltare l’Ultra Music Festival da casa

 

Non potrete partecipare all’Ultra Music Festival? Restate comodi in poltrona perché ci pensa Twitch.

La piattaforma di streaming ha annunciato che coprirà tre giorni dell’Ultra Music Festival, confermando così l’interesse per la musica dance.

Già a gennaio Twitch aveva lanciato la Twitch Music Library, in collaborazione con varie label EDM, dando la possibilità di poter pubblicare tracce agli artisti che non vogliono distribuire la musica gratis.

Fonte: techrunch.com

Gary Richards, intervista sulla musica elettronica

La musica EDM riesce a radunare migliaia di persone grazie anche alle organizzazioni che curano e gestiscono i mega eventi come Tomorrowland e compagnia bella.

Gary Richards è il fondatore di una di queste attività, la Hard Events, e su Billboard lo hanno intervistato e gli hanno fatto qualche domanda interessante sulla musica che verrà e su quella attuale.

gary richards

gary richards

Eccone una traduzione:

Gary Richards e il suo amico rivale Pasquale Rotella sono stati a lungo alla cima dell’odierna industria EDM.

Ma, mentre la Insomniac Events di Rotella è specializzata in raduni stravaganti e sfarzosi, come il colossale Electric Daisy Carnival, la creatura di Gary Richards, Hard Events, mette da parte tutto il superfluo e si concentra sulla musica, mettendo in primo piano DJ innovativi. “I megaraduni rave, quelli li abbiamo già fatti – spiega Richards a Billboard – le persone che vengono ai miei eventi vogliono conoscere la musica che verrà”.

Richards è conosciuto per i suoi festival precursori di nuove tendenze, come Hard Summer, Hard Day of the Dead, la nave da crociera Holy Ship, tutti organizzati da Hard Events, che è stata acquistata nel 2012 da LIve Nation.

Gli eventi targati Hard Events, che solitamente accorpano musica dance con performance hip hop, hanno aiutato a far emergere artisti come Skrillex, Diplo e Justice.

Il figlio di Barry Richards, un dj radiofonico molto conosciuto negli USA, è anche un DJ tecnicamente preparato e ha da poco finito di promuovere negli USA il suo album, West Coast EP.

Sempre lui era alla guida dell’Electric Daisy Carnival nel 1991, prima di cederlo a Rotella per firmare con l’etichetta Def American (oggi, tra l’altro, l’Electric Daisy Carnival è il più grande festival EDM in Nord America).

Dopo aver lavorato come A&R per RCA e East West Records negli anni ’90, Richards ha fondato e guidato con non troppo successo due labels, 1500 e Nitrus Records.

Si ritirò all’inizio degli anni 2000 dalla scena musicale elettronica quando suo fratello, Steven, che aveva gestito band meta come gli Slipknot e Mudvayne, fu colpito dal un cancro; Richards lavorò con lui fino alla sua morte nel 2004.

Il capodanno del 2006 è stato un momento decisivo: Richards decide di provarci l’ultima volta con la musica dance e organizzò il primo Hard party, in cui si esibirono A-Trak, 2 Live Crew e Steve Aoki.

Richards stima che perse circa 150.000 dollari, “ma – dice – sapevo di avere qualcosa di fottutamente speciale tra le mani”.

Come è cambiata la tua visione della musica dance col passare degli anni?

Mi sentivo geloso della musica elettronica perché si trattava di una scena underground che era solo nostra. All’inizio, potevi ascoltare questa musica soltanto a Los Angeles e alle tre del mattino in qualche locale abbandonato che magari avevamo aperto illegalmente e magari si presentavano Robert Downey Jr. o Madonna.

Poi un giorno mi ricordo che sentii i Crystal Method in una pubblicità e pensai “Ma fottetevi!”. Ma adesso penso che sia un discorso egoista.

Ho fondato Hard Events cosicché ognuno potesse ascoltare musica davvero intrippante. Adesso la cosa si è talmente ingigantita che, quando sono a scuola con i miei figli, ci sono ragazzini di 8 anni che mi vedono come un eroe perché conosco Skrillex e Martin Garrix.

In che modo il tuo essere artista ti influenza nel lavoro da manager?

Mi dà la visione di come gestire le attività di ogni giorno. È dura da entrambi i punti di vista: la musica elettronica del 2015 è come come la ruota di un criceto su cui salgono tutti: non so chi vincerà ma tutti corrono.

Cosa hai imparato lavorando con il manager esecutivo di Live Nation, James Barton?

Più di chiunque altro, James mi ha insegnato a gestire meglio l’attività aziendale: senza una struttura interna, le cose diventano caotiche.

Quando vado da lui con un’idea per uno show, la primissima cosa che mi chiede è: “Qual’è il budget?”.

Di solito facevo eventi senza avere minimamente idea di quale fosse il budget: “Ehi, viene Diplo e organizziamo un evento in spiaggia!”.

Come avvicini i tuoi figli alla musica?

Li accompagno la mattina a scuola e, ad essere sinceri, ascoltano parecchia musica techno.

A volte voglio ascoltare un mix a cui ho lavorato la notte con orecchie riposate ed è interessante sapere anche quello che ne pensano loro. Ma ascoltano anche Beatles e Led Zeppelin.

A volte li metto alla prova e, se riescono a dirmi chi è il chitarrista di una canzone, gli dò 5 dollari. Questo li tiene concentrati sull’ascolto.

C’è stato un concerto o una canzone che ti ha spinto ad entrare nel business?

I Kiss nel Dynasty Tour quando ero bambino a Washington, D.C. Ricordo di essere stato sconvolto dai loro costumi e dalla loro presenza scenica.

Il lavoro da manager ha reso qualche volta difficile l’apprezzamento della musica?

Grazie a Dio, no. Anche se sono esausto e fare il DJ è l’ultima cosa a cui penso, appena salgo lì sopra sono carico. E non mi stufo mai della musica – penso di aver la soglia di ascolto più alta di tutti per la musica techno. Anzi, è vero il contrario: è la musica che mi fa andare avanti nel lavoro.

Sembri un capo fico. Come definiresti il tuo stile da manager?

Sono un boss fico ma non sempre aiuta col lavoro di manager. E, ad essere sinceri, essere un manager migliore è stato uno dei miei grandi obiettivi da quando lavoro con Live Nation.

Quando lavoravo per conto mio, non avevo neanche uno stile, facevo quello che dovevo fare, urlavo e basta.

Come si evolverà la musica dance nel 2015?

Per prima cosa, credo che tutta questa m–da EDM Commerciale e Pop abbia fatto il suo corso e le persone ora vogliono qualcosa di più ricercato.

Secondo, credo che la musica elettronica abbia finalmente guadagnato il suo posto come un vero genere musicale accanto ad hip hop, rock, blues, e così via.Magari non sarà sempre al top, ma non scomparirà mai.

La nostra storia sono i Kraftwerk, i Chemical Borthers, Skrillex, Aphex Twin.Hanno tracciato la strada per i nuovi artisti, e hanno posto in alto lo standard con cui competere.

  

edmjobs – lavoro nell’EDM (soprattutto per chi è negli USA)

EDMjobs.com è un sito per chi cerca lavoro nel settore della musica dance;

beh, a dire la verità, la maggior parte delle richieste sono per chi vive negli USA, New York e Los Angeles in testa [In Italia un sito del genere…vabbè].

Ma ci sono anche ricerche per lavori – soprattutto legati al content writing e simili – dove non è importante la posizione geografica e ci si può candidare un po’ da dovunque.

Per i novizi è anche un modo per rendersi conto di quante figure lavorative girino intorno a questo ambito. Tra le richieste di lavoro compaiono infatti posizioni per Amministrazione, Marketing, Audio Video,Music Production, Vendite, Fashion ed altre ancora.

Insomma, per chi è interessato, registrarsi e lasciare anche su edmjobs un cv non costa che 5 minuti.

Ciao!

Il nuovo album di David Guetta, Listen

L’ho ascoltato e, come per la maggior parte degli album che ho ascoltato, ci sono brani che mi piacciono e altri meno.

David Guetta

David Guetta

Qui traduco parte di un’intervista pubblicata su Billboard USA.

Mentre beve acqua nell’aurora del Tomorrowworld, David Guetta appare senza ombra di dubbio sfinito.

La stanchezza di David Guetta è certamente comprensibile: il maestro nell’arte del crossover tra generi musicali ha passato il suo anno più impegnativo, finendo il sesto album mentre girava il mondo per il suo tour e gestiva il divorzio con la sua ex moglie Cathy Guetta.

Il dj quarantasettenne ha pubblicato Listen su etichetta Parlophone France, dopo tre anni dall’ultimo album.

“Sono accaduti molti cambiamenti personali negli ultimi tempi che hanno chiaramente influenzato gli argomenti dell’album – ammette Guitta – Non sono un songwriter, ma, mentre lavoravo alle tracce dell’album, ero influenzato da quello che accadeva nella mia vita; è naturale”.

“Sono sempre una persona positiva, intendiamoci – continua – Amo ancora divertirmi e sono felice. Ma ho passato momenti difficili ultimamente e credo che questo sia percepibile nei brani”.

“È una sfida adrenalina quella di reinventarmi ogni volta; c’è molta pressione e tensione – ammette – Un nuovo album dovrebbe dire qualcosa che ancora non è stato detto fino ad allora.

Penso che ogni volta che ho rischiato qualcosa ho avuto successo: quando pensai di combinare Urban e House Music era contro ogni regola”.

In Listen, Guetta dice di aver scelto un approccio più tradizionale, iniziando la produzione dai testi e dalle tracce di voce, piano e chitarra, per poi aggiungere solo successivamente gli elementi dance.

Si è anche allontanato dal suono potente e duro delle produzioni EDM che vanno attualmente per la maggiore, tornando alle sue radici più melodiche, con una presenza forte di archi e linee di pianoforte che ricordano più i suoi successi pop degli anni passati che i suoi attuali dj sets.

“Mi manca l’elemento più emozionale – riprende il dj – molta EDM degli ultimi tempi si basa su trucchetti in fase di produzione che poi fanno in modo che una traccia suoni in maniera impressionante. Credo che non sia abbastanza. Le tracce di Listen – spiega – potrebbero essere suonate da un’orchestra classica, una rock band o una formazione funk, e suonerebbero bene lo stesso. Non è come se “Oh, cavolo, o uso questa cassa distorta o questa traccia non vale niente!”

Sia, Nicki Minaj, Emeli Sandé, Sam Martin sono alcuni dei cantanti presenti nell’album.
E, sebbene con il duo olandese Showtek David Guetta abbia composto tre brani dall’inequivocabile sapore big room, l’album segna uno scostamento da quelle sonorità.

“Amo ancora produrre e suonare queste tracce, ma attualmente voglio fare musica differente – dice il dj – Non sto dicendo che si stia chiudendo una fase o che altri non possano fare quella musica; parlo solo per me e per cosa posso fare io come artista”.

Guetta spende poi qualche parola anche per i suoi detrattori sparsi per il mondo: “Non credo che qualcuno abbia idea del mio percorso da DJ.
Ho sentito tanta gente dire che suono set pre-registrati, ma è del tutto ridicolo: faccio il DJ
da prima che ci fosse la musica House; faccio il DJ da quando avevo 17 anni, cioè  da 30 anni.
Potrei mixare ad occhi chiusi”.

“Oggi un sacco di ragazzini sbucano fuori dal nulla: fai una hit nella tua cameretta e subito dopo sei lì a suonare davanti a 10.000 persone. Per me va bene – precisa Guetta – rispetto la parte in studio tanto quanto la performance.

Sto dicendo soltanto che non credo che gli altri abbiano ben chiara la mia storia, in fatto di DJing: facevo dj set di 8 ore per 6 giorni a settimana; credo di essere abbastanza autentico quando si tratta di mixare”.